TURNI MASSACRANTI PER I MEDICI: come reagire?

TURNI MASSACRANTI PER I MEDICI: come reagire?

Riposo inferiore ad 11 ore tra un turno di lavoro ed un altro?

In base alla direttiva 2003/88/CE che promuoveva il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante l’orario di lavoro, si stabiliva un orario settimanale massimo di 48 ore (compreso lo straordinario) ed un periodo di riposo giornaliero di 11 ore.
Pur recependo la direttiva, l’Italia tramite la legge finanziaria per il 2008 (l. n. 244/2007) e la l. n. 112/2008 ne vanificava gli effetti, stabilendo che le tutele di orario lavorativo “non si applicano al personale del ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale”. 
I dirigenti medici, quindi, dal 2008 sono stati privati di una garanzia riconosciuta a tutti i lavoratori, non solo in spregio della normativa comunitaria, ma anche in totale contrasto alla stessa letteratura scientifica internazionale che sottolinea l’importanza del rispetto di adeguate norme sull’orario lavorativo onde evitare, in ambito sanitario, l’incremento di rischi per i pazienti a causa della normale stanchezza psico-fisica del medico sottoposto a orari prolungati e a mancanza di riposo.
Da qui l’invito, caduto nel vuoto, della Commissione Europea all’Italia per il recepimento della direttiva, entro il 30.07.2013, con conseguente deferimento nel febbraio 2014 all’Unione Europea.
I medici dipendenti possono quindi oggi agire a tutela dei propri diritti contro lo Stato italiano per ottenere il giusto risarcimento: sia qualora abbiano subito la non remunerazione delle ore lavorate in più nel caso in cui l’azienda le abbia fatte rientrare nell’ambito dell’obiettivo di risultato, sia qualora tali ore siano state pagate.

Anche la giurisprudenza ha stabilito che lavorare in ospedale con turni e orari massacranti non solo lede i diritti sul lavoro, ma soprattutto va a scapito della qualità del servizio sanitario.

E’ stato dimostrato scientificamente che esiste un collegamento diretto e inequivocabile tra la deprivazione del riposo e gli orari prolungati di lavoro dei medici, e l’incremento degli eventi avversi e del rischio clinico per i pazienti.

La salvaguardia della salute degli operatori professionali sanitari assume, pertanto un’importanza strategica e irrinunciabile che va certamente oltre l’interesse economico di una categoria professionale, intaccando il tema della sicurezza delle cure e quindi la tutela della salute dei cittadini che si rivolgono alle strutture ospedaliere.

Riconoscimento del COMPENSO orario
Lo straordinario effettuato dal dirigente medico per coprire le carenze di organico, e non legato al raggiungimento degli obiettivi concordati, è sanzionato con il riconoscimento del compenso orario.

Il tutto è stato stabilito dal tribunale di Bergamo, accogliendo i ricorsi di alcuni medici contro l’azienda ospedaliera Bolognini di Seriate.

I camici bianchi, in anni di servizio presso i reparti di pediatria e patologia neonatale, avevano accumulato straordinari ben al di là di quanto contrattualmente previsto (in alcuni casi superando anche le duemila ore) che la direzione aziendale non voleva pagare.
La sentenza di primo grado dà ragione ai camici bianchi.

Per il giudice l’eccessiva quantità di ore lavorate in eccesso è verosimilmente servita all’azienda per sopperire a carenze di organico e non per raggiungere gli obiettivi concordati con i medici per aumentare qualitativamente i servizi, come il contratto nazionale prescrive.

La sentenza del tribunale di Bergamo ha riconosciuto ai camici bianchi il diritto al pagamento solo delle ore maturate negli ultimi cinque anni d’incarico, poiché dopo tale periodo il diritto alla retribuzione è decaduto.

Giustizia Professionale offre ai propri tesserati la possibilità di aderire al ricorso collettivo al fine di tutelare tutti i medici che si siano trovati ad effettuare presso le aziende ospedaliere turni di lavoro massacranti senza essere retribuiti.